La lobby delle lobby

Qual è il ruolo del Chiostro nel contesto italiano attuale? Qual è la sua strategia? In questo documento cerco di tracciare una risposta a queste domande.

La società aperta degli interessi
La rappresentanza degli interessi è un elemento fondamentale di un sistema politico democratico. Tutti gli individui e tutte le organizzazioni (private o pubbliche) portano con sé degli interessi (che possono essere più o meno diffusi). Laddove questi interessi si organizzano si parla di gruppi di interesse; quando i gruppi di interesse entrano nell’arena politica, al fine di influenzare le decisioni pubbliche, parliamo di gruppi di pressione, o lobby.

Le lobby portano alla conoscenza dei decisori politici (organi legislativi ed esecutivi nazionali, sovranazionali e sub-nazionali, autorità indipendenti di regolazione, etc.) informazioni necessarie a prendere decisioni “migliori”, o quanto meno più consapevoli, perché veicolano le opinioni di quella parte di società che vive sulla propria pelle le conseguenze di quelle decisioni (esempi di lobby possono essere i sindacati, i lavoratori precari o le imprese se si discute di legislazione del lavoro, le associazioni ambientaliste e le aziende petrolifere se il dibattito riguarda la promozione delle fonti di energia rinnovabile, le banche e le associazioni dei consumatori se il problema in discussione è la tutela del risparmio, insomma i diversi stakeholder toccati dalle singole questioni).

La responsabilità di quelle decisioni rimane dei decisori politici, le lobby cercano semplicemente di offrire punti di vista specifici, tentando di persuadere direttamente chi prende le decisioni (lobbying diretto) – o l’opinione pubblica più in generale (grassroots lobbying) – della bontà delle proprie istanze. La democrazia non consiste proprio in questo?

Soprattutto in un momento storico in cui i partiti politici si sono evoluti modificando le loro tradizionali funzioni di articolazione e aggregazione degli interessi, i gruppi di interesse e le lobby (che siano associazioni, fondazioni, imprese, sindacati, organizzazioni religiose, centri di ricerca, interi settori dell’economia e della società) sono sempre più un canale di partecipazione ulteriore attraverso cui le diverse esigenze sociali possono arrivare al cuore del sistema politico stesso, laddove si prendono decisioni importanti per tutta la collettività e si persegue un ideale interesse generale.

Affinché il sistema generi realmente un valore aggiunto nel processo democratico, è necessario che i diversi interessi si trovino in un quadro pluralistico e aperto, e agiscano, nella massima trasparenza, secondo regole chiare e una cultura condivisa. Si deve costruire una vera e propria società aperta degli interessi.

È arrivato il momento in cui anche in Italia, come già è successo altrove nel mondo, si superi il pregiudizio superficiale che equipara il lobbying alla corruzione, si rafforzi una cultura scientifica e deontologica intorno alla figura del lobbista, si liberino energie preziose per la nostra democrazia, aprendo il mercato dell’influenza politica ai valori della trasparenza, del merito e della responsabilità.

È giunto il tempo che i lobbisti italiani conquistino il ruolo che spetta loro all’interno del processo democratico, che smettano di nascondersi dietro ai paraventi lessicali delle relazioni istituzionali, per appropriarsi della dignità che spetta loro, potendo finalmente affermare con fierezza e senza timore di fraintendimenti: “Sono un lobbista!”.

È giunto il tempo che tanti giovani studenti di talento possano sognare di confrontarsi con una professione stimolante e creativa, che richiede una formazione di alto livello in campi diversi come il diritto, le scienze politiche, la comunicazione, le relazioni pubbliche.
Affiché tutto questo diventi realtà, è giunto il tempo che, in Italia, si faccia un po’ di lobbying per il lobbying.

Il Chiostro come lobby delle lobby
La nascita del Chiostro, come associazione dei lobbisti italiani, ha rappresentato un punto di partenza nel percorso verso la società aperta degli interessi. Ma si tratta di uno strumento nelle nostre mani, che va utilizzato per perseguire alcuni obiettivi fondamentali per tutti noi.

Abbiamo iniziato a costruire una rete di professionisti del lobbying, di accademici ed esperti della materia, di persone interessate al mondo dell’influenza politica, ma anche tale rete, già positiva in sé stessa, costituisce uno strumento, un serbatoio di energie, che aspetta solo di essere valorizzato al meglio al fine di affermare la cultura del lobbying nel nostro paese.

“È più facile distruggere un atomo che un pregiudizio”, disse una volta Albert Einstein, e il mondo del lobbying è gravato da numerosi pregiudizi, ma vale la pena di tentare l’impresa, abbiamo le potenzialità per arrivare vittoriosi alla meta.
Uno degli obiettivi che ha guidato finora l’attività del Chiostro è stata l’approvazione di una legge nazionale che riconosca e regoli la professione secondo il principio della trasparenza.
A nostro avviso per incidere sul contesto legislativo dobbiamo prima di tutto promuovere una rivoluzione culturale, che sconfigga uno per uno i pregiudizi, e che sensibilizzi – attraverso un’incessante opera di formazione –  chi già opera nel settore, la classe politica, il mondo dei media e l’opinione pubblica in generale sul valore aggiunto che il lobbying apporta alla democrazia. Solo passando attraverso un’evoluzione culturale e un cambio di mentalità sarà possibile arrivare a un pieno riconoscimento giuridico dei lobbisti.

Quella che abbiamo davanti è una sfida importante per il futuro della nostra professione e per la qualità della nostra democrazia. Si dice che alcune persone cercano di scalare le montagne, altre danno loro solo un appuntamento. Noi non dobbiamo aspettare passivamente un cambiamento tra l’altro difficile e poco probabile. Noi possiamo essere il cambiamento stesso.

© Il Chiostro